Mercato del libro e mercato della vita. L’inizio della XVIII legislatura all’ombra di Tempo di Libri

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«I dati ci dicono chiaramente che la più grande industria culturale del Paese sta ricominciando a camminare. Il Libro sta ritornando a crescere con il Paese, anzi è condizione di crescita del Paese. Ci auguriamo per questo che libro e lettura siano centrali nei programmi di queste elezioni e del nuovo Governo».

Ricardo Franco Levi, Presidente Associazione Italiana Editori, 25 gennaio 2018

All’indomani della chiusura delle urne, a cui gli italiani hanno consegnato la propria volontà (più o meno inequivocabile), e alla vigilia della Fiera internazionale dell’editoria di Milano, il commento del Presidente dell’Associazione Italiana Editori, Ricardo Franco Levi, suona come un compito più che come una semplice ratifica dei dati.

Il mercato del libro nel 2017 secondo l’analisi dell’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) gode di buona salute. Per la prima volta dopo sette anni si registra un incremento delle vendite e il fatturato delle case editrici nel 2017 è aumentato del 5,8% rispetto al 2016 (che diventa + 7,8% se si aggiungono i libri per ragazzi), pari a 1,485 miliardi di euro nei canali trade (librerie, librerie on line e grande distribuzione organizzata). La produzione appare sorprendentemente più ricca e articolata, indizio di un fermento culturale che si fa editoriale, correndo il rischio imprenditoriale che le viene imposto. Nel 2017 gli editori hanno pubblicato 66.757 titoli: la Narrativa (italiana e straniera) oggi conta 19.860 titoli, nel 1980 si fermava a 1.087 titoli. I libri per bambini, oggi stimati in 9.923 (6.457 solo lo scorso anno), costituiscono un numero più che decuplicato rispetto a 17 anni fa.

Se nel 1680 Gottfried Leibniz si preoccupava di «un’orribile massa di libri che cresce incessantemente», oggi la quantità diventa l’unità di misura di un benessere socio-culturale e politico che tuttavia si stenta a rintracciare nelle fibre della società italiana. Si dice che il miglior modo di dare fiducia, sia dare molti dati statistici, la cui esattezza, pari solo alla loro incomprensibilità, deve risultare in quantità sufficiente da minimizzare ogni tentativo di guardare alla realtà da un’altra e più autentica prospettiva — che è poi il peccato originale del ‘renzismo’.

I dati sulla lettura forniscono a questo proposito una prova di realtà. L’Istat, nella sua indagine quinquennale, inserendo nelle sue indagini la lettura di narrativa di genere, guide e manuali (per la casa, collaterali, etc ), evidenziava come i lettori fossero il 59,4% della popolazione italiana. Quindi ben di più di quel 40,5% che lo stesso Istituto ha stimato nella sua ultima analisi annuale, che esclude una quota rilevante di letture dal perimetro considerato. Questo dato del 59,4% trova conferma nell’Osservatorio AIE sui comportamenti di lettura (sui 15 – 75enni) che registra oggi come i lettori negli ultimi 12 mesi (anche solo in parte) di romanzi, saggi, gialli, fantasy, manuali e guide abbiano raggiunto quota 62%. I comportamenti di lettura, per quanto più articolati — legge libri di carta il 62% degli italiani, ebook il 27% e audiolibri l’11% —, al netto delle diverse modalità, segnalano una popolazione di lettori con più di 15 anni del 65%.

Guardare ai dati del rapporto sul mercato del libro del 2017 nella prospettiva offerta dal caleidoscopio elettorale potrebbe risultare fuorviante, ma non per questo inutile. L’Italia, nell’insanabile crepa che separa il Nord dal Sud, afflitto dalla sindrome della ‘questione meridionale’ che è uscita dalla sua narrazione, ma non per questo dalla sua quotidianità, è chiamata oggi a recuperare l’entusiasmo di ogni inizio.

Non a caso forse la XVIII legislatura della Repubblica Italiana nasce sotto la stella dell’ottimismo che si respira nel quartier generale milanese della Fiera internazionale dell’Editoria, Tempo di Libri. Con i suoi percorsi tematici quotidiani — donne, ribellione, Milano, libri e immagine, mondo digitale — la manifestazione che farà di Milano la capitale del libro dall’8 al 12 marzo con 650 eventi e 400 espositori, unisce in un unico inno di speranza la classe intellettuale italiana, inchiodandola alle sue responsabilità.

Sull’onda della crescita del mercato del libro o presunta tale, come operatori del settori ci auguriamo di trovare, all’ombra del libro che della manifestazione è il simbolo, la fiducia di chi sa che sta arrivando un tempo bellissimo.

 

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