«Complicare è facile, semplificare richiede molta creatività». EasyReading e il Design for All: le nuove frontiere dell’inclusività

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Una conversazione in due tempi con un matematico di professione, Nino Truglio (d’ora in poi NT), e un designer per vocazione, Federico Alfonsetti (d’ora in poi FA). Dalla loro capacità di guardare dietro un problema una soluzione, dietro la diversità un arricchimento, dietro la dislessia un’opportunità nasce la storia di EasyReading, carattere tipografico che supera le barriere di lettura sia per chi soffre di disturbi della lettura sia per chi non ne soffre. Un’idea capace di insinuarsi nella grammatica della grafica e ‘inventare’ (nel senso latino del ‘trovare’) una semplificazione capace di rivoluzionare il mondo dell’editoria.

Da sinistra: Marco Canali, Nino Truglio, Federico Alfonsetti, Enzo Bartolone e Uberto Cardellini.

Partiamo da una definizione. Cos’è EasyReading?
NT: «EasyReading è innanzitutto un’idea e una creazione che nasce dalla progettazione e realizzazione secondo i criteri del Design for All. Di fronte a un disturbo della lettura, come la dislessia, ci siamo domandati: può esistere una soluzione che possa non solo aiutare chi ne soffre, ma avere dei benefici per chiunque? Abbiamo scelto di non investire in un carattere che, favorendo i lettori dislessici, creasse una barriera per ogni altro lettore».
Qual è la soluzione grafica che porta a questo risultato?
NT: «EasyReading è un font ibrido, dal disegno essenziale, perché presenta contemporaneamente lettere con grazie (serif) e lettere senza grazie (sans-serif). Lo specifico design delle lettere con grazie dedicate, utili a prevenire lo scambio percettivo tra lettere simili per forma, ha permesso di determinare ampi spazi calibrati che contrastano l’effetto affollamento percettivo (crowding effect) dando così maggior respiro alla lettura. Composto da 811 glifi (lettere, numeri, accenti, simboli, punteggiatura), EasyReading è un carattere che affronta i problemi di criticità su lettere, spazi, vicinanza del punto al glifo, ascendenti e discendenti delle lettere, e allo stesso tempo è capace di conservare un aspetto ordinato e, se possibile, bello».
Qual è la sua origine?
NT: «Il percorso di studi muove i suoi primi passi nella Casa Editrice Angolo Manzoni di Torino e vede scendere in campo Federico Alfonsetti, Enzo Bartolone e me  assieme alle loro idee e ad una esperienza nel campo della leggibilità del testo scritto, capace di portare in dote un dono che fino a quel momento  era stato riservato a pochi: la leggibilità per tutti. Oggi la società EasyReading Multimedia si occupa di divulgare nel mondo la forza del font assieme all’investitore Marco Canali e al consulente Uberto Cardellini».
Qual è in questa storia il ruolo di un matematico?
NT: «Io c’entro poco, sono ‘servito’ soltanto da supporto organizzativo per riuscire a intercettare un contributo ministeriale erogato da Valore Italia a favore delle aziende attive nel campo dell’innovazione del design italiano. Con questo lungimirante apporto governativo, e con parecchio lavoro, abbiamo potuto definire la realizzazione del Progetto EasyReading, che comunque completava l’idea ispiratrice della Casa Editrice Edizioni Angolo Manzoni sull’alta leggibilità: ABBATTERE LE BARRIERE DI LETTURA. Ad oggi, all’interno della società a me spetta il compito di gestire i contratti e ogni tipo di collaborazione nata intorno a EasyReading.».
Come continua questa storia?
NT: «A un certo punto siamo incappati in un libro La storia dei quindici dislessici famosi. Storie di normale dislessia. In quell’occasione l’autore, un dislessico, ci ha chiesto di tradurre la nostra idea della leggibilità per tutti in un progetto dedicato. Abbiamo pensato al font per dislessici, che ci ha fatto stampare la collana Junior D dedicata ai ragazzi dislessici. Contemporaneamente ci siamo resi conto che questo tipo di innovazione era efficace anche per i non dislessici».
Quali conferme scientifiche hanno confortato questa evidenza?
NT: «A livello internazionale EasyReading è l’unico carattere esplicitamente dedicato ai lettori dislessici che, sottoposto a ricerca scientifica autonoma e indipendente sul suo grado di leggibilità, ha ottenuto risultati positivi. Tale ricerca, condotta dalla dottoressa Christina Bachmann, psicologa clinico e psicoterapeuta del Centro Risorse Clinica Formazione e Intervento in Psicologia di Prato, su un campione ampio e rappresentativo (533 alunni della classe quarta primaria, normolettori e dislessici) ha attestato risultati significativi, da un punto di vista sia statistico che clinico, che consentono di affermare che EasyReading può essere considerato un valido strumento compensativo per i lettori con dislessia e un font facilitante per tutte le categorie di lettori».

Il passaggio da queste conferme agli investimenti è stato immediato?
NT: «Per noi, come casa editrice, sì. A quel punto abbiamo cominciato a stampare tutti i nostri libri in EasyReading; l’editoria era in forte sofferenza, la nostra distribuzione era infelice e questo ci ha spinto a provare a buttare giù un Business Plan. Abbiamo suscitato un enorme interesse, ma non per questo enormi investimenti. Ha scommesso su di noi la società MetaHolding di Milano ed è stato l’atto di nascita della società EasyReading Multimedia».
Che cosa significano le parole semplificare e innovare per lei?
NT: «L’innovazione tante volte è una semplificazione, una sfrondatura; come quella delle grazie dei caratteri, delle cose che facevano confusione, mantenendo la bellezza di un testo bodoniano, ma sfrondandolo di ciò che di barocco restava in quella forma. Siamo andati all’essenza del carattere, eliminando simmetrie che turbavano il software interpretativo che nel cervello dei dislessici crea una disfunzione. Per noi innovare è stato innanzitutto semplificare. Infilarci dentro il carattere. C’è una specie di rasoio di Occam».
Qual è il valore intrinseco della leggibilità?
FA: «Leggiamo continuamente. Se decifrare le lettere implica fatica, più il font è ad alta leggibilità, più riusciamo ad aumentare la concentrazione. È un valore assoluto. Inizialmente il font era stato concepito come dedicato ai lettori dislessici. Poi, ispirati dal maestro Bruno Munari, abbiamo superato questo target, perché, come lui amava dire, ‘se la comunicazione non è accessibile a tutti e a tutti allo stesso modo, non c’è comunicazione visiva’».
Chiedo anche a lei cosa significhino le parole semplificare e innovare dal suo punto di vista?
FA: «Semplificare per me significa praticare di nuovo quell’indicazione di Bruno Munari, che diceva che complicare è facile, mentre per semplificare occorre molta creatività. Innovare vuol dire progettare guardando al futuro e non volgendo la testa al passato. Nella progettazione il designer analizza tutto ciò che c’è sul campo, guarda tutto ciò che è stato già realizzato e valuta se è necessario creare qualcos’altro. Beninteso non è detto che lo sia. L’innovazione ha un aspetto sociale: il designer non deve mai creare bisogni indotti. Altrimenti fa un lavoro di promozione industriale».
Quale l’ideale che vi ha ispirato?
FA: «Sicuramente un principio democratico di inclusività, capace di arrivare a tutte le persone pur nelle loro reciproche differenze».

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