Alpes Italia e la Storia. Roberto Ciarlantini e la Sua miniera di preziosi

Tempo di lettura 5 minuto/i

«Le case editrici sono di per sé miniere di preziosi, centraline di raccolta di storie e percorsi che intersecano la Storia maggiore, porti di sbarco di idee, talvolta conflitti di idee che recano l’impronta del proprio tempo. La storia della casa editrice Alpes è materiale buono per un libro, non di cappa e spada ma di cronache, costume e avventura insieme. È una storia in due tempi (per il momento). In mezzo, il succedersi di un paio di generazioni nel movimento incerto e contraddittorio delle cose umane». Così comincia la narrazione che Alpes Italia fa di se stessa, portando il lettore nei meandri della sua storia che dalla prima fondazione a Milano nel 1921 per volontà di Franco Ciarlantini, giornalista, scrittore, politico, ma soprattutto spirito irrequieto, esploratore curioso del mondo, arriva alla seconda fondazione nel 2005 d parte di Roberto, nipote di Franco, che sulle ceneri di quell’esperienza fonda una casa editrice, dopo aver acquisito esperienze decennali in ambito editoriale. A Printì Editoria Roberto Ciarlantini racconta l’editoria nel XXI secolo dove il processo di specializzazione delle scienze deve incontrare il consenso e gli umori del mercato, senza rinunciare a professionalità e capacità divulgativa.

Alpes una storia, intervallo compreso, in due tempi. La storia della casa editrice Alpes è «materiale buono per un libro di costume e avventura insieme». Come è cambiato il mondo dell’editoria dal punto di vista di uno dei suoi generazionalmente più longevi protagonisti?

«Sono cambiate tante cose a partire dai sistemi di comunicazione e dai sistemi di stampa. Si pensi che alla figura del tipografo che lavorava con i caratteri si è sostituita la macchina digitale, che ha alterato la logica classica con cui si gestiva la tiratura, che oggi può rispondere meglio alle esigenze economiche e personali. Dagli anni ’90 ad oggi solo le ristrettezze economiche sicuramente non sono cambiate: l’editoria italiana non ha mai vissuto buona vita, perché il nostro è un paese più di scrittori che di lettori».

Alla voglia di scrivere non corrisponde quella di leggere?

«Dati alla mano, no. Riceviamo manoscritti di tutti i generi e dobbiamo far fronte all’ambizione più o meno comune di scrivere, ma la virtù degli italiani non è leggere. La linea editoriale di Alpes ci porta a selezionare tra questi quelli che potenzialmente possono diventare volumi professionali e divulgativi».

In che modo un testo può soddisfare allo stesso tempo i requisiti di divulgatività e professionalità?

«Per conciliare queste istanze puntiamo molto sui testi di supporto alla didattica universitaria, un mercato florido, perché non si può permettere di non esserlo. La nostra politica è sempre stata quella di tenere i costi moderati per avere testi leggibili e allo stesso tempo altamente competitivi sul mercato. Ci sono pubblicazioni altamente specialistiche che interessano solo gli addetti ai lavoro, ma non per questo meno capaci di esercitare fascino sul mercato, che a volta viene colpita da fenomeni come quelli delle dipendenze affettive».

Quale parte dell’editoria è più esposta ai cambiamenti di questa evoluzione?

«Non si riesce a immaginare una crisi prossima ventura. La crisi potrebbe subentrare su tutto il resto della filiera del libro, ad esempio con la sostituzione della libreria tradizionale con la libreria online. Chi invece vive una grave crisi è il mondo delle riviste che salva solo quelle che fungono da organi di comunicazione ufficiale di centri di ricerca e istituzioni. Le librerie si disinteressano sempre di più al fenomeno, che resta legato per lo più al mondo delle biblioteche. L’espediente per ammettere una rivista in libreria è catalogarle come pubblicazioni, quindi registrarle con un ISBN e trovare così disponibilità e spazio nelle librerie classiche»

Nella presentazione si parla di come Alpes abbia accettato il «gioco delle parti», che richiede all’editore d’essere non solo artefice e produttore di cultura, quindi agenzia culturale, ma anche imprenditore, capace di assumere il rischio delle sue scelte e accettarne la contropartita commerciale. Come si possono mediare queste istanze?

«Valutando di volta in volta le opere che ci vengono sottoposte, cercando di non fare il passo più lungo della gamba. A tutti può capitare di sbagliare un titolo, di credere più del dovuto in un’operazione culturale che non trova poi un mercato, ma capita anche al contrario di indovinare un titolo e riuscire a trovare l’equilibrio. Il mercato del libro è molto strano, ma per l’85% delle nostre pubblicazioni riusciamo a raggiungere con orgoglio e soddisfazione l’obiettivo».

Cosa fa di una casa editrice non un luogo di separatezza, ma un’officina artigianale dove competenze e saperi professionali degli autori incontrano figure professionali che si prendono cura delle opere e le accompagnano nel complesso cammino attraverso il quale i libri prendono forma?

«Teniamo particolarmente a che l’autore trovi in casa editrice la professionalità che a volte inevitabilmente gli manca. Abbiamo ricevuto ad esempio molti lavori, anche scientifici, ma privi di bibliografia, autoreferenziali, che come tali non hanno alcun valore, e che, quando non possono essere recuperati, vanno cestinati. Ma ci sono anche esempi altamente professionali come quelli della rivista Idee in psicoterapia, che nasce come una scommessa: la scommessa che si possa instaurare un dialogo, trovare comuni denominatori e stabilire confronti tra scuole di psicoterapia con orientamenti diversi e sotto molti aspetti confluttuali, quali quelli dinamici, cognitivo-comportamentali, sistemico-relazionali, espressivo-corporei e umanistici integrati».

Quali progetti editoriali definiscono meglio l’identità di Alpes nel xxi secolo? 

«’Psicoterapia e cultura’, a cura di Piero Petrini e Andrea Balbi è stata la prima collana realizzata e da allora molte altre ne sono seguite. Tra la rosa degli autori, nomi di grandissima risonanza nell’ambito psichiatrico e psicoanalitico: il professor Bruno Callieri (presidente onorario della società italiana per la psicopatologia, professore di psicopatologia allo studio roteale), il professor Vittorio Guidano (uno dei maggiori psicoterapeuti degli ultimi quaranta anni e protagonista a livello internazionale dell’approccio psicoterapeutico noto come “Terapia Cognitiva”), gli psichiatri Pietro Bria, Piero Petrini, Luigi Janiri, Alberto Siracusano, Giuseppe Ducci, Piero Sangiorgio, Massimo Di Giannantonio, Massimo Biondi e gli psicoterapeuti Alberto Zucconi, Camillo Loriedo, Luigi Onnis, Leonardo Ancona, Pio Scilligo, Arrigo Pedon, Mirella Baldassarre, Filippo Petruccelli, Sara Russo, Patrizia Moselli, Rodolfo De Bernart, Giusseppe Ruggeri, Margherita Spagnuolo Lobb, Tonino Cantelmi, Luigi Cancrini, Stefania Borgo, Lucio Sibilia e altri ancora. Inoltre è stata inaugurata la collana di Criminologia e Scienze Sociali Forensi diretta da Luciano Fargnoli, le cui prime due pubblicazioni sono intitolate la prima ‘La violenza, le responsabilità di Caino e le connivenze di Abele’ e l’altra ‘(Al di là del) bullismo’. La casa editrice può vantare anche il contributo e la consulenza di Doriano Fasoli, giornalista, scrittore, didatta, insignito nel 1999 del premio Musatti dalla Società Psicoanalitica italiana, si occupa soprattutto di psicoanalisi e letteratura. Più propriamente divulgative sono le collane di cultura narrativo-psicologica e di psicopatologia umoristica, avviata con il riuscitissimo ‘Scusate il disturbo’ del dottor Lorenzo Recanatini (trattato umoristico sui disturbi di personalità corredato da vignette), seguito da ‘Tolgo il disturbo’. Quindi la collana umoristica nel campo della psicologia e della psicoterapia, inaugurata con il volume di Bernhard Trenkle, ‘Curare ridendo’. L’’ultima sfida che abbiamo raccolto è stata  quella di realizzare una collana di poesia e una di narrativa».

All’uomo che ha accettato la sfida imprenditoriale in ambito culturale domando, mentre l’Europa scopre con report come Getting cultural heritage to work for Europe nel quadro di Horizon 2020, che perfino in un’ottica economicistica la cultura può essere «utile», cosa è la cultura per lei e quanto si riesce a convertire il suo valore inestimabile in prezzo?

«La società è molto cambiata, la politica è cambiata, ma la cultura è sempre qualcosa di inestimabile, che si prova sempre a restituire in tutto il suo valore, ma che non sempre si riesce a ingabbiare in determinate logiche di mercato, che impongono di entrare nella grande distribuzione , che rappresenta per un editore uno sforzo non indifferente. Le scontistiche sono alte, i prezzi di copertine devono rispettare dei margini di competitività bassi e in misura inversa ogni progetto editoriale richiede studi molto attenti sia sulla commerciabilità del prodotto che sulla qualità del prodotto. Non è quindi un’operazione facilissima, ma stiamo conseguendo risultati importanti, Fare cultura è sicuramente uno sforzo e sempre una tensione».

Potrebbero interessarti anche...