Katia Bernacci e la passione sfrenata per i libri

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Katia Bernacci racconta a Printì Editoria la mission di Yume edizioni e il suo vissuto. Yume edizioni, casa editrice piemontese, riconosce tra i suoi segni particolari una passione per la cultura che declina in un rapporto privilegiato con la quotidianità e con la storia. Fondatrice ed editrice, la dott.ssa Bernacci fa il punto sulla capacità dell’editoria contemporanea di cambiare le sorti della società civile.

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Qual è la linea editoriale di Yume Edizioni?
Sin dall’inizio la casa editrice Yume si è collocata in un ambito specifico: una linea editoriale legata alla storia, al folklore, all’arte e alla cultura in genere. Questa predisposizione ci ha consentito di poter avere un’ottima penetrazione nel mercato librario italiano, sia in quello più territoriale che nel nazionale.

Quali le collane che parlano meglio di Yume Edizioni e ne definiscono l’identità? 

Katia Bernacci al Convegno sulla magia Yume 2016

Katia Bernacci al Convegno sulla magia Yume 2016

Yume è appunto una casa editrice che vuole portare avanti la grande tradizione editoriale italiana, quella del passato, fatta di qualità e di profondità nei testi, per questo scegliamo autori preparati, in alcuni casi molto conosciuti, come Franco Cardini e Massimo Centini. Le nostre collane si sono aperte in un bouquet che riguarda, da un lato la storia in tutte le sue sfaccettature, dall’altro le curiosità, i misteri, le storie raccontate da “dietro le quinte”. Ci sentiamo molto legati alla nostra cultura, italiana ed in particolare piemontese, perché la casa editrice è ubicata a Torino e la saggistica fa parte dei nostri interessi personali.

Quali i progetti futuri e i titoli in preparazione?

Il nuovo anno 2017 vedrà molti nuovi libri Yume, sia di saggistica storica che thriller, ma anche sulle leggende e non mancherà una sezione di salute e benessere, un nuovo marchio partito quest’anno: Le livre vert, libri per vivere meglio a contatto con l’ambiente.

Qual è la dimensione narrativa in cui vive Yume Edizioni e quale il suo rapporto con la Storia, intorno alla cui diffusione la casa editrice ha irradiato la sua attività con argomenti che vanno dalla sindonologia all’analisi criminologica sui serial killer?

Come dicevo, la storia è da sempre un nostro interesse personale, quindi è successo in modo del tutto naturale che la passione sia, in un certo momento, diventata anche il nostro lavoro. La dimensione narrativa della Yume è quella di arrivare in ufficio e non sapere mai cosa riserva la giornata. Fare l’editore è un lavoro creativo e unico, si conoscono persone interessanti e motivate, che spesso desiderano condividere le loro idee e cercano un editore per pubblicare le opere nelle quali hanno messo tutto quello che potevano mettere. La varietà di argomenti e di conseguenza di collane in uscita, è legata anche a questo costante e potente flusso di novità e di idee creative, si parla di storia, ma la storia è un argomento vastissimo, praticamente tutto quello che è accaduto, che è stato pensato, creato, patito, amato al mondo, da tutti i milioni di persone che ci hanno lasciato qualcosa…

Quali valori orientano le scelte di Yume Edizioni in un mercato editoriale che tende a barattare la qualità con proposte come le pubblicazioni a pagamento? 

La mostra mystery in history Yume 2016

La mostra mystery in history Yume 2016

La Yume ha deciso di essere un editore e non uno stampatore, questo significa che non facciamo pubblicazioni a pagamento se non fanno parte di un service (ovvero di richieste specifiche di aziende o privati, che fanno però parte di una sezione a se stante del lavoro aziendale). Gli scrittori da noi scelti sono molto contenti per la possibilità che diamo, ma questo significa anche una ricerca molto accurata, perché le opere devono avere delle caratteristiche: essere ben scritte e strutturate, parlare di argomenti legati alle nostre collane e soprattutto devono poter essere inserite in un mercato editoriale distributivo.

Quale crisi l’editoria sta affrontando? Quali gli investimenti possibili e le vie di fuga? 

Il momento non è dei migliori ed è vero che in Italia si legge pochino, ma noi pensiamo che la qualità e la costanza alla lunga ripaghino. Il libro è anche una merce, (una bella merce) e noi, ad esempio, strutturiamo ogni progetto facendo in modo che si possa ripagare, credo che si debbano considerare anche le nuove tecnologie e creare attorno ad una nuova opera quell’aspettativa, la necessità, la curiosità, esattamente come si fa per altri prodotti. Non ci sono facili vie di fuga o di arricchimento, ma, come dicevo prima, la costanza e la serietà lavorativa, unita alla necessità odierna di fare rete con gli altri editori, distributori, stampatori e operatori culturali di vario genere, sicuramente producono dei risultati.

Come è cambiata la fisionomia dell’editoria? Quanto l’avvento della Rete e l’illusione di dare direttamente il manoscritto in pasto al grande pubblico ha cambiato il ruolo di un editore?

Personalmente credo che si tratti di un momento storico che non può durare e intendo dire che gli autori, dopo il primo momento di entusiasmo per l’assoluta libertà nel poter pubblicare il proprio libro autonomamente, si rendono conto che (a parte pochissimi casi) il libro non vende. Perché? Manca l’editing, i testi sono “sporchi”, con moltissimi errori e soprattutto, finiti amici e familiari, il libro non vende, perché non c’è una promozione alle spalle, che richiede canali pubblicitari, tempo, persone preparate. L’editoria è cambiata e cambierà ancora, ma come in tutti i settori, i professionisti servono ancora.

Marino Olivieri e Katia Bernacci, fondatori Yume

Marino Olivieri e Katia Bernacci, fondatori Yume

Come si gestisce la promozione di un libro nel mare magnum di tutte le pubblicazioni quotidiane che saturano il mercato editoriale italiano?

Creando una struttura promozionale cucita ad hoc sul libro, un esempio? Un libro sulla magia pubblicato tre anni fa ha consentito di creare un convegno sul pensiero magico contemporaneo. Il convegno è oggi al terzo anno ed il libro sta ancora vendendo. In Italia ci sono molte pubblicazioni e andare a toccare un campo specifico, come nel nostro caso, aiuta. Inoltre un piccolo e medio editore riesce ad avere una cordata di vendita più lunga rispetto agli editori grandi, che hanno tempi ridottissimi di stazionamento in libreria.

Qual è il rapporto di Yume Edizioni con la distribuzione?

Yume ha una parte di distribuzione autonoma, in particolare nel nord Italia e molti distributori senza esclusiva. Questo perché negli anni ci siamo accorti che il rapporto diretto con le librerie ed i punti vendita serve per poter piazzare i libri e di conseguenza avere delle vetrine che consentano di far vedere al lettore i nuovi libri. Una delle caratteristiche della nostra casa editrice è quella di fare tantissimi eventi, a partire dalle conferenze, fiere, festival, mostre, in modo da poter distribuire i libri in molteplici luoghi e ad un pubblico diverso.

Cosa fa di una casa editrice un’agenzia culturale prima e più che un’impresa commerciale?

Yume alla manifestazione Portici di carta di Torino ottobre 2016

Yume alla manifestazione Portici di carta di Torino ottobre 2016

Il fatto che il mercato sia stagnante in quasi tutto il mondo occidentale fa sì che ci si debba tirare su le maniche e che si allarghi sempre di più l’orizzonte. Un tempo chi faceva libri non si occupava anche della promozione così come si fa oggi, a 480°. L’editore fa indubbiamente cultura ed è una delle figure che possono anche provvedere alla formazione delle giovani generazioni. Ci sono delle responsabilità e si lavora in team con le istituzioni, le scuole e soprattutto con i luoghi di cultura e devo dire che non ho mai incontrato un editore che non avesse una passione sfrenata per i libri e la cultura o che vedesse il proprio lavoro solo come un’impresa per fare soldi… questo vorrà pur dire qualcosa…

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