Il vento soffia nelle vele dell’editoria italiana: il punto del presidente dell’AIE in occasione della Fiera del Libro di Francoforte

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La Fiera del Libro di Francoforte, o Frankfurter Buchmesse, la più importante fiera del libro a livello internazionale per lo scambio dei diritti, misura la positività del trend che spinge in avanti il mercato del libro italiano. È il presidente dell’Associazione Italiana Editori, Federico Motta, a salutare l’evento e fare il punto a partire dal Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia a cura dell’Ufficio studi AIE, che parla di un consolidato 2015 e getta un primo sguardo sul primo semestre 2016.

Intervento Presidente Motta Frankfurter Buchmesse 2016, 19 ottobre

Il 2016 è un anno record per la partecipazione italiana alla Fiera di Francoforte. Lo è in particolare per lo stand collettivo dello Spazio Italia, che ha raddoppiato gli spazi e ospita quest’anno più di 100 case editrici. Una così ampia partecipazione può sembrare sorprendente perché arriva al termine di una crisi lunghissima e molto severa. Il mercato del libro ha perso circa il 20% del suo valore dal 2011 al 2014. Se è pur vero – come segnaliamo nel nostro Rapporto annuale, che anche quest’anno pubblichiamo in occasione della Buchmesse – che nel 2015 il mercato ha registrato i primi segni di ripresa, confermati nel primo semestre del 2016, si tratta ancora di aumenti dello “zero virgola”, non certo di un ritorno ai valori pre-crisi.federico-motta

La presenza qui a Francoforte di così tante imprese, molte delle quali piccole, dimostra che gli editori italiani sono stati sì colpiti dalla crisi ma non ne escono stremati, conservano la voglia di reagire, di reinvestire per ricominciare. E questo è certamente un buon segno.
Allo stesso tempo il raddoppio dello stand collettivo è stato possibile anche grazie a un cambiamento della politica di sostegno all’internazionalizzazione che per noi di AIE è un passaggio storico. Erano almeno 15 anni che parlavamo della follia di una partecipazione frammentata con uno stand italiano e una serie di piccoli stand regionali. In alcune edizioni della Fiera siamo arrivati a contarne cinque. Diciamolo chiaro, era un modo per buttare i soldi pubblici dalla finestra. Infatti, quale editore statunitense o tedesco, o cinese, brasiliano, indiano o coreano penserà mai di andare a visitare lo stand di una singola regione italiana, in una Fiera dove è rappresentata il meglio dell’editoria del pianeta?

Fa piacere che quest’anno per la prima volta, abbiamo trovato la formula giusta per unire le forze. Accanto al sostegno di lunga data che ci garantiscono l’ICE e il Ministero dello Sviluppo Economico – e mi fa piacere avere con noi il Sottosegretario Scalfarotto – abbiamo coinvolto due regioni italiane, il Lazio e il Piemonte, che hanno offerto il loro sostegno ai piccoli editori del territorio senza pensare di dover investire in faraonici stand distinti dal resto del paese, destinati a rimanere tristemente deserti. Va riconosciuto il merito ai rappresentati politici regionali che ci hanno creduto, e in particolare agli assessori Antonella Parigi della Regione Piemonte e Lidia Ravera della Regione Lazio, che sono anch’esse con noi oggi a inaugurare non solo lo stand ma anche un nuovo modello di collaborazione che speriamo di sviluppare ulteriormente in futuro e che non è limitato allo spazio in fiera, ma inquadra ciò in un percorso più ampio di sostegno all’internazionalizzazione.

Pensiamo infatti che oggi non sia possibile un percorso di rilancio dell’editoria italiana senza considerare le dimensioni europea e internazionale. Sono questi gli anni del grande successo di Elena Ferrante, best sellers internazionale, che non nasce per caso, ma – oltre che dalle straordinarie qualità dell’autrice – dalla lungimiranza e dal coraggio del suo editore, Sandro Ferri di e/o, che ha lavorato per anni per imporre direttamente la letteratura europea negli Stati Uniti e poi nel Regno Unito. Impresa da altri giudicata impossibile.

Ma non è un episodio isolato: da anni le nostre ricerche ci dicono che la capacità di esportare diritti di traduzione da parte degli editori italiani cresce costantemente. Stimavamo in 1.800 titoli l’anno l’export di diritti nel 2001, nel 2015 erano più che raddoppiati fino a oltre quota 5.900.

Lasciatemi dire che questo è anche il risultato dell’impegno pubblico-privato che ha visto l’AIE e l’ICE collaborare con formule diverse: dalla presenza nelle grandi fiere internazionali e molto spesso in quelle nazionali, specie nei paesi emergenti (dalla Cina al Messico, dal Brasile alla Russia, fino all’Iran, dove saremo ospiti d’onore il prossimo anno) all’organizzazione di missioni e scambi bilaterali, di fellowship programs per editori stranieri nelle fiere italiane, e così via. In questo quadro, la collaborazione con le regioni può far fare un ulteriore salto di qualità a queste azioni di sostegno.

Mi piace sottolineare che AIE da molti anni crede nella dimensione internazionale del suo ruolo, che è oggi riconosciuta in molti campi. In primis in quello tecnologico, e in particolare degli standard per l’editoria, nella gestione digitale dei diritti d’autore, dove è stato appena approvato un nuovo progetto coordinato da mEDRA, lo spin off tecnologico dell’associazione, che copre non solo il mondo editoriale ma anche quello dell’audiovisivo e delle immagini.

Assumere un punto di vista internazionale ci induce a mettere al centro dell’attenzione anche il tema della libertà di espressione, in un mondo in cui viene messa sempre più in discussione, spesso nell’indifferenza dei più, che non può essere la nostra. Siamo vicini ai nostri colleghi turchi, la cui situazione drammatica ha qualche eco sui giornali, ma non quanto meriterebbe. Siamo ancor più vicini ai colleghi ungheresi, di cui non parla nessuno.

Quanti sanno, in Italia, che l’editoria scolastica in Ungheria è stata nazionalizzata e che oggi non è più possibile produrre libri di testo che non siano in linea con le direttive del governo? Troviamo intollerabile restare indifferenti al fatto che i giovani di un paese nel cuore dell’Europa si formano su testi ideologici che sconfinano nel negazionismo quando parlano del ruolo ungherese nella Shoà. Il tutto mentre la Polonia si sta muovendo nella stessa direzione e il rischio di contagio, persino nell’Unione europea, è ogni giorno più alto.

Vorrei invitare i giornalisti italiani a non parlare di noi, quest’anno da Francoforte, ma di parlare di Ungheria. È un tema da cui dipende un pezzo del nostro futuro di cittadini europei.

Nell’ultimo anno, l’AIE ha accresciuto il suo impegno su questo tema nella nostra organizzazione internazionale (l’International Publishers Association – IPA). Quando lo scorso anno l’assemblea IPA ha deciso di accettare tra i propri membri le associazioni editori cinese e saudita, abbiamo ricordato, con altri, che una ragione di essere dell’Associazione è sempre stata la difesa della libertà di edizione e che tale ruolo deve essere rafforzato oggi, quando questa libertà è sempre più sotto attacco.

Abbiamo allora coordinato un gruppo di associazioni editori, noto nel nostro ambiente come “Gruppo di Milano”, che ha chiesto e ottenuto un cambiamento dello Statuto IPA che rafforzasse appunto questa funzione. La sfida nel prossimo futuro, con le associazioni dei paesi in cui la libertà è in pericolo o del tutto negata, sarà quella di sostenerli nelle loro battaglie o al contrario di isolarli se complici dei censori e di chi perseguita gli editori liberi.

In questa rassegna della nostra attività internazionale è utile tornare sull’argomento fiere. Da giugno coordiniamo Aldus, una rete di fiere europee del libro che ha ottenuto un riconoscimento (anche finanziario) dalla Commissione europea all’interno del programma Europa Creativa. Con il nome Aldus abbiamo voluto creare un’assonanza con i programmi Erasmus dedicando il progetto a un altro grande umanista europeo, Aldo Manuzio. Un editore italiano, per ricordare, con un pizzico di orgoglio, per la nostra leadership, ma più ancora un editore europeo, aperto al mondo intero.

 Aldus nasce da Più libri più liberi, la nostra fiera della piccola editoria a Roma, che non ha analoghi in Europa. Ci siamo allora alleati con le fiere di piccoli paesi europei, partendo con Lisbona, Bucarest, Vilnius e Riga. Siccome però non pensiamo che essere piccoli significhi restare nel proprio ghetto, fin dal principio abbiamo nella rete le grandi fiere internazionali (Francoforte e Bologna nella partnership, e Londra con cui pure lavoriamo). Siamo partiti a giugno con otto fiere, cui già si sono aggiunte in questi mesi Vienna, Anversa e Sofia e molte altre stanno chiedendoci di aderire, da Göteborg a Tirana. L’obiettivo è migliorare, tutti assieme, i modi con cui sosteniamo l’internazionalizzazione dell’editoria europea, in particolare della piccola editoria. L’intenzione è sperimentare nuove formule di coinvolgimento degli editori e allo stesso tempo innovare nei modi in cui le fiere coinvolgono il pubblico dei lettori.

Abbiamo appena iniziato a lavorare. Il programma Aldus è già molto ricco qui a Francoforte. Lo sarà ancor di più a Più libri più liberi e fin d’ora invitiamo tutti all’appuntamento romano per seguire l’evoluzione del progetto.

Questo tema ci riporta ai dati italiani da cui siamo partiti. Dicevamo: registriamo alcuni primi, timidi segni di ripresa che si accompagnano però a dati strutturali che continuano a essere molto negativi, in particolare nei tassi di lettura, dove siamo agli ultimi posti in Europa. Anche su questo come AIE vogliamo continuare a lavorare e fra pochi giorni, sabato 22 ottobre, partirà la seconda edizione di #ioleggoperché, quest’anno dedicata al rafforzamento delle biblioteche scolastiche e aziendali.

È l’ennesima occasione in cui mostriamo l’utilità di lavorare assieme su obiettivi condivisi: con le istituzioni pubbliche, con le scuole, con le biblioteche, con i librai, con le associazioni per la lettura, con i singoli cittadini.
#ioleggoperché si propone non solo di creare o sviluppare biblioteche in scuole e aziende ma di renderle spazi vivi, così da creare un tessuto utile per formare un nuovo lettore.

Riportare i libri nella quotidianità dei ragazzi e dei lavoratori ci sembrava il primo tassello per rimettere in moto la lettura: è quello che succederà a breve. Gli italiani acquisteranno i libri dal 22 al 30 ottobre nelle 1417 librerie aderenti per le circa 2400 scuole iscritte all’iniziativa, gli editori li raddoppieranno.

Creare però occasioni per usare questi libri in modo divertente e piacevole sarà il nostro secondo obiettivo, nel medio e lungo periodo. Qui starà la nostra grande sfida comune per il futuro.

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