Enrico Cavallito e la cultura dell’editoria: l’obiettivo di un editore non potrà mai essere il guadagno. C’è qualcosa di molto di più.

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Portici di Carta (Torino, 2016)

Portici di Carta (Torino, 2016)

Di ritorno dai giorni di Portici di Carta, Enrico Cavallito, per la torinese Impremix Edizioni Visual Grafika, racconta a Printì Editoria come la cultura possa essere “una passeggiata”. Parlando dei suoi progetti, del suo modo di vivere più che di fare editoria, Cavallito getta luce sulle possibilità che la cooperazione tra piccoli editori può generare in un circuito culturale più che economico che fa della condivisione un valore. Aspettando il Salone e rinunciando all’idea di una Fiera, Impremix guarda al mondo dell’editoria come un’opportunità mai economicamente redditizia, ma come qualcosa senza cui la vita sarebbe meno degna di essere vissuta.

Qual è la storia di Impremix Edizioni Visual Grafika?

«Impremix nasce nei primi mesi del 2010 da una costola di una precedente società editoriale, portando dunque con sé la creatività e l’adrenalina di ogni nuovo progetto editoriale, ma avvalendosi anche dell’esperienza e delle competenze del passato, di ciò che si è già realizzato e di ciò che ha creato precedente valore aggiunto. Questo il punto di partenza e il punto di forza di Impremix Edizioni Visual Grafika, che è prima e più che una casa editrice un’azienda che si occupa di comunicazione a tutto tondo. Infatti, la casa editrice si propone anche come supporto logistico, redazionale e di consulenza per magazine, newsletter e pubblicazioni periodiche, realizzando progetti integrati carta-video».

Perché un’azienda di comunicazione sceglie di investire le proprie energie e i propri utili in una casa editrice?14519894_1242119989192822_9029491560514848053_n

«Solamente per passione e lo dimostrano molti elementi, non ultimo il fatto che non ci prefiggiamo fini di lucro dalla pubblicazione dei libri. Il nostro unico obiettivo, economicamente parlando, è il pareggio, che raggiungiamo con l’ausilio dell’autore che si impegna a promuovere il proprio lavoro facendo delle presentazioni. Siamo una casa editrice che raggiunge le librerie del Piemonte e della Valle d’Aosta, nelle quali non vendiamo — lo scandisco bene — che pochissime copie».

Da cosa dipende?

«I librai sono subissati da una valanga di titoli. Si pensi che solo in Italia vengono immessi sul mercato 500 titoli al giorno, a cui vanno aggiunti i titoli autoprodotti. Tecnicamente è impossibile che un editore più o meno piccolo possa portare un autore emergente alla conoscenza del grande pubblico. Cercando il pareggio economico non abbiamo difficoltà a devolvere il superfluo, quando c’è, a favore di iniziative benefiche o per manifestazioni di solidarietà legate al tema delle pubblicazioni. Siamo presenti alle manifestazioni e alle fiere librarie a cui partecipiamo con un gruppo di colleghi editori in modo che i costi come la visibilità possano essere distribuiti tra tutti».

Un interessante modello di cooperazione…

«Questa esperienza è resa possibile dal servizio Pronto Libri che ha l’obiettivo di sostenere e diffondere la produzione editoriale piemontese, in particolare realizzata dagli editori indipendenti. Pronto Libri si occupa di garantire la partecipazione a fiere e manifestazioni specializzate nel campo dell’editoria e a eventi che coinvolgano il pubblico sui temi culturali, nella ricerca di sostegno ai punti vendita, librerie ma non solo, disponibili ad accogliere l’offerta libraria degli editori del Piemonte».

Qual è la linea editoriale di Impremix?

Enrico Cavallito

Enrico Cavallito

«L’ispirazione viene dalla volontà di sviluppare nuovi progetti editoriali e promuovere autori esordienti e infatti in collaborazione con il Sil – Sindacato dei librai aderente alla Confesercenti – abbiamo costituito un comitato di lettura per esaminare manoscritti in vista di una possibile pubblicazione. La casa editrice vuole dare particolare risalto all’arte e alla storia, con particolare riguardo al territorio piemontese. Quattro le collane già attive: narrativa, poesia, saggistica e varia. Un discorso a parte merita la collana ‘Album di famiglia’ che raccoglie i manoscritti inediti, le interviste, ma anche scritti già pubblicati e andati perduti negli anni di personaggi minori del mondo della sinistra politica italiana, in particolare dell’ex Partito Comunista Italiano».

Cosa la gratifica del ‘lavoro’ di editore?

«Non avendo un interesse economico da perseguire, solo il fatto che mi piace rende gratificante il mio essere editore. Questo ‘lavoro’ mi permette di interloquire con una serie di persone con cui non avrei occasione di poter parlare altrimenti. Nella provincia di Torino stiamo lavorando a creare sinergie importanti tra librai ed editori. In proporzione Torino è la città con il maggior numero di librerie e stiamo cercando di portare avanti un discorso comune che possa interessare l’intera filiera del libro. I nostri eventi sono numerosissimi».

Cosa fa dell’editoria un mercato affascinante se non lo rende tale il ritorno economico?

«Da trent’anni mi occupo di comunicazione per aziende e ho imparato che il lavoro quotidiano di una casa editrice dà prestigio e permette di creare una rete di contatti importante. Non è un caso che Impremix si contraddistingua per il suo conoscere tutta la filiera del libro ed essere capace di muoversi con agilità lungo di essa. Personalmente mi occupo della parte di editing insieme a quelli che amo chiamare i ‘grandi lettori’ che, indipendentemente dai titoli di studio, leggono mediamente cinquanta libri l’anno e sono capaci di giudicare un romanzo con cognizione di causa. A questa prima fase segue l’intervento da parte dell’autore che interviene a questo punto nelle decisioni sui costi, la tiratura e tutti i dettagli che portano un libro sul mercato».

Come vede dal Salone in cui lei è di casa la Fiera dell’editoria milanese?14650504_1242114805860007_1552573987191780905_n

«Tutto questo bailamme che c’è stato sul Salone e lo scontro tra Torino e Milano non è una cosa che i torinesi devono vivere con rammarico. Si tratta di una valutazione economica quella che ha portato una grande azienda, che detiene il 40% del patrimonio editoriale italiano, di decidere di giocare in proprio. A noi non interessa tanto, meglio non interessa affatto. Ci interessa fare non una fiera del libro, ma un Salone in cui far incontrare autori e lettori, incontrare editori per discutere di come produrre cultura e aumentare la vivibilità della società. Una volta ho letto da qualche parte che ‘di poesia non si vive, ma senza poesia si vive molto male’. Forse non sarà mai possibile guadagnare con i libri, ma non è questo quello che conta».

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